MondoLapDance - Il portale italiano della LapDance
 Login
 MondoLapDance
 Forum
 MLD in provincia
Complottiamo?
Torna al forum . . .

Pagina: 1 . . . 90 91 92 93 94 95


Pescecontro_

328 post
Re: Re: Re: Referendum 17 Aprile 24.4.2016 - 8:51 - #911

Tutto molto interessante...
A proposito di quanto riporto di seguito volevo ricollegarmi con un argomento trattato un pò di tempo fa sempre in questa sede:

Ciabattino ha scritto:

Dulcis in fundo mi sembra giusto far sapere a chi comunque, nonostante tutto, non perde le speranze e continua testardamente e tenacemente ad informarsi leggendo la nostra stampa per poter poi far sentire la sua voce in occasione del voto, il fatto che secondo l'agenzia Reporters sans frontières,Rsf, agenzia preposta a valutare la libertà di stampa nei paesi di tutto il mondo, anche quest'anno il nostro sistema di stampa, ha perso 4 posizioni nella classifica mondiale scivolando così ad un per niente lusinghiero 77esimo posto.
(Clikka se ti garba abbeverati alla fonte della notizia)


Il titolo dell’articolo linkato è: Libertà di stampa, Italia scende al 77esimo posto. “Livello di violenza allarmante e ingerenze del Vaticano”
Questo mi ha fatto tornare in mente il caso del libro “Imprimatur”…

Pescecontro_ ha scritto:
Riporto il link ad un caso recente di censura di un libro in Italia... IMPRIMATUR... Edito da Mondadori per la prima volta nel 2002; è stato tradotto in 20 lingue straniere e pubblicato in 45 paesi. In Italia arrivò alla quarta posizione tra i più venduti nella settimana secondo la classifica dei libri del Corriere della Sera. Dopo la terza edizione non è stato più ripubblicato. Doveva essere il primo di una serie... I titoli dei romanzi avrebbero dovuto comporre una frase latina che racchiudeva in sé il senso dell'intera saga: "IMPRIMATUR SECRETUM VERITAS MISTERIUM UNICUM ... ...". "Si pubblichino tutti i segreti del mondo, ma la verità è sempre un mistero. Alla fine rimane solo..."... Il libro è attualmente pubblicato in italiano dall'editore olandese De Bezige Bij (info tratte da wikipedia):

http://www.lundici.it/2011/12/il-libro-proibito-il-caso-imprimatur/

Per la cronaca negli anni successivi i due autori hanno pubblicato - sempre esclusivamente all'estero - altri romanzi (ke dovrebbero essere della medesima saga. N.d.Pesce): Secretum nel 2005, Veritas nel 2006 e Mysterium nel 2009.




AGGIORNAMENTO A SETTEMBRE 2015

L'editore Baldini & Castoldi pubblicherà i romanzi di Monaldi & Sorti nell’italico idioma.
Tratto da QUI (CLIKKA)...
Pare ke IMPRIMATUR sia approdato di nuovo nelle librerie italiane il 10 settembre 2015... Proprio oggi... Il giorno in cui ho scoperto casualmente ke era stato censurato... Questa è una cosa da 3D "Coincidenze"...


P.S.: avevo pronto il post (già da ieri mattina) a cui avevo accennato nel 3D “Coincidenze” ma per dare il giusto spazio agli ultimi post aspetto a pubblicarlo… Stasera o domani mattina…

antonello

31 post
Re: Re: Re: Re: Referendum 17 Aprile 24.4.2016 - 19:31 - #912

....................poche idee ma confuse pero' strappate con protervia dalla rete........ma,ma,ma,ma 5stelle !!!!! e' una sottosezione!

Pescecontro_

328 post
TUTTO PUO’ ESSERE GIA’ AVVENUTO 25.4.2016 - 6:33 - #913

TUTTO CIO’ CHE PUO’ ACCADERE PUO’ ANCHE ESSERE GIA’ AVVENUTO



In tale video, tratto dai contenuti speciali del film “Trascendence”, viene detto:
Tecnologia consapevole. I computer controllano le nostre banche, i nostri aereoporti, la sicurezza nazionale… Le nostre vite.

In effetti la tecnologia è sempre più inserita in ogni ambito…

Un paio di esempi:

http://blog.ilgiornale.it/trading/2016/01/31/trading-robot/?repeat=w3tc

http://www.corriere.it/tecnologia/14_maggio_28/intelligenza-artificiale-entra-cda-una-societa-d-investimenti-7935804c-e681-11e3-b776-3f9b9706b923.shtml

Questo mi fa tornare alla mente l’annoso quesito: quanto tempo occorrerà per raggiungere la singolarità tecnologica? E da quel momento quanto tempo servirà per creare una simulazione realistica del nostro universo?

Io sono dell’idea che tutto quello che può accadere possa anche essere già avvenuto…
Come postula, riguardo alla realtà come simulazione, anche Nick Bostrom, filosofo svedese della Oxford University:

”Bostrom afferma che almeno una delle seguenti affermazioni è probabilmente vera:
1. Nessuna civiltà raggiungerà mai un livello di maturità tecnologica in grado di creare realtà simulate.
2. Nessuna civiltà che abbia raggiunto uno status tecnologico sufficientemente avanzato produrrà una realtà simulata pur potendolo fare, per una qualsiasi ragione, come l'uso della potenza di calcolo per compiti diversi dalla simulazione virtuale, oppure per considerazioni di ordine etico, ritenendo ad esempio immorale l'utilizzo di soggetti tenuti “prigionieri” all'interno di realtà simulate ecc.
3. Tutti i soggetti con il nostro genere di esperienze stanno vivendo all'interno di una simulazione in atto.

Determinando così il seguente teorema: "Se si pensa che gli argomenti (1) e (2) siano entrambi probabilisticamente falsi, si dovrebbe allora accettare come altamente probabile l'argomento (3)."

(Per maggiori info su codesta teoria CLIKKA QUI e leggi il paragrafo “Ipotesi sulla Realtà come simulazione”).

Nel libro “Le grandi domande – Fisica” di Michael Brooks (giornalista e conduttore radiofonico che collabora con la rivista “New Scientist” e che ha un PhD in fisica quantistica) c’è un capitolo intitolato “Viviamo in una simulazione?” in cui per l’appunto viene trattato tale argomento.

Alla fine di tale capitolo conclude così:
“L’idea che la nostra vita sia il frutto di un programma di simulazione è affascinante e risolverebbe in maniera plausibile uno dei problemi più fastidiosi di tutta la fisica moderna. La possibilità di dimostrarne la validità o di falsificarla, però, è tutta da vedere. Forse è per questo che alcuni filosofi hanno affermato che lo scopriremo veramente solo se gli esseri umani che sostengono l’ipotesi della simulazione verranno misteriosamente “cancellati” dal programma, prima che costituiscano una minaccia al suo corretto funzionamento.
Altri ancora hanno formulato un’ipotesi altrettanto scherzosa, ma molto più affascinante: ora che abbiamo scoperto di essere in un videogioco, non è escluso che prima o poi i cieli si squarcino per far comparire un messaggio scritto a caratteri cubitali. “Congratulazioni: potete passare al livello 2”.


Ora vorrei collegare la parte in rosso ad un post che ho scritto nel 3D “Coincidenze” ovvero:

Pescecontro_ ha scritto:
Anticipo qua un argomento di cui vorrei parlare a breve nel 3D "Complottiamo?"... Ultimamente avevo una sensazione, un quasi ricordo forse derivante da un frammento di sogno o dalla visione derivante dall'intersezione di un millisecondo con un universo parallelo... La senzazione era ke il fisico Ettore Majorana fosse scomparso nel 1938 per qualche motivo connesso alla sua scoperta di una prova del fatto che viviamo in una simulazione... Oggi mi sono imbattuto in codesto articolo: http://www.media.inaf.it/2014/12/02/computer-quantistici-e-fermioni-di-majorana/
Tale articolo mi ha portato a guardare il lemma di wikipedia riguardante il fermione di Majorana... A quanto pare il 04/04/2016 (3 giorni fa) una prova della sua esistenza è stata annunciata dai ricercatori del Oak Ridge National Laboratory che lavorano in collaborazione con i colleghi del Max Planck Institute e dell'Università di Cambridge...
Il fermione di Majorana pare sia il qubit ideale per un computer quantistico... Computer quantistico come il ns. universo secondo Seth Lloyd... Per maggiori dettagli rimando al futuro post a cui ho accennato...


Majorana potrebbe essere misteriosamente sparito per l’appunto perché stava scoprendo troppo riguardo alla simulazione e troppo presto… Il fermione di Majorana ad esempio ha trovato una conferma della sua esistenza soltanto recentemente mentre Majorana è scomparso dal 1938…
Un altro personaggio morto all’improvviso che potrebbe esser stato eliminato nello stesso modo in cui venivano eliminati coloro che scoprivano l'esistenza dei Vitoni nel libro “Schiavi degli invisibili” di Erik Frank Russel (CLIKKA QUI per maggiori info) è David Bohm…

Pescecontro ha scritto:
Per il resto, tornando al testo riportato dall’ex addotto, concordo con alcune riflessioni del prof. Malanga… Tipo che “il progetto di attivazione aurorale” ricorda il progetto HAARP che piace tanto ai complottisti e che una delle due “rappresentazioni olografiche umane” sembra corrispondere allo scienziato Nikola Tesla…

L’altra “rappresentazione olografica umana” che avrebbe scoperto, grazie alla sua intuizione, dove era posizionata una delle grandi macchine della conoscenza invece potrebbe forse essere il fisico David Bhom?
Si dice infatti che, con l’aiuto del collega Hiley, Bhom fece il tentativo di matematicizzare la sua teoria (dell’universo olografico e compagnia bella…) per tutta la sua vita ma senza riuscirci, se non forse negli ultimi attimi della sua vita, quando un giorno, poche ore prima di morire d’infarto nel taxi che lo riportava a casa sua, aveva comunicato telefonicamente alla moglie che aveva avuto un’improvvisa illuminazione…

Interessante l’analogia con le morti degli scienziati che scoprivano la verità sugli alieni che controllano gli esseri umani (i Vitoni) nel libro “Schiavi degli invisibili”… Anche loro infatti morivano d’infarto (uccisi dai Vitoni)…


Ciabattino

461 post
Chi muove le fila della democrazia americana 8.5.2016 - 13:49 - #914

Tutti i soldi della Clinton

HOUSE OF CARDS
675.000 dollari per tre discorsi davanti agli investitori di Goldman Sachs, sono troppi anche per lo smaliziato mondo politico americano abituato al cinismo di House of Cards. Eppure questo è quanto Hillary Clinton ha intascato nel 2013 dalla potente e discussa banca d’Affari al centro dei più devastanti scandali finanziari degli ultimi anni.
Per Hillary Clinton la questione dei suoi rapporti di contiguità (e dipendenza) con il sistema finanziario americano, è una sorta di tallone d’Achille della campagna elettorale; molto più dello scandalo mail o dei disastri compiuti in politica estera quando era Segretario di Stato.
Il suo rifiuto di rendere pubbliche le trascrizioni di quei discorsi fatti a porte chiuse ha alimentato congetture e polemiche. Su Politico.com un partecipante all’incontro ha rivelato che lei “sembrava più l’amministratore delegato della banca che un candidato alla presidenza degli Stati Uniti”.

MILIONI, NO PEANUTS
La realtà è che quei 675.000 dollari che Hillary ha avuto da Goldman Sachs sono “peanuts” (come direbbero gli americani), rispetto ai milioni di dollari che lei e suo marito Bill continuano a guadagnare per la loro attività di speechmaking.

Un anno fa il NewYork Times (il giornale liberal per eccellenza) ha documentato che dal 1 gennaio 2014 a maggio 2015, i due coniugi avevano intascato quasi 30 milioni di dollari da banche, società private, organizzazioni no profit e think tank, con punte di onorario impressionanti come i 500.000 dollari che l’ex Presidente ha guadagnato per un discorso all’EAT Food Forum di Stoccolma per parlare di salute cibo e sostenibilità alimentare.
La signora Clinton non è da meno e pur non raggiungendo le cifre del marito, ha accumulato milioni di dollari per vendere le proprie visioni di un mondo migliore, oltre che alla Goldman, anche a Bank of America, Ubs, Deutsche Bank, Morgan Stanley, Merril Lynch e a colossi industriali come General Electric, Cisco, Microsoft.

UNA MACCHINA ATTIRA-DOLLARI
D’altro canto il rapporto virtuoso tra i coniugi Clinton e il denaro è riconosciuto da tutti; nella loro lunga carriera politica hanno saputo modellare un sistema di raccolta fondi per la politica (e per se stessi) unico ed impressionante, stimato dal Washington Post in 3 miliardi di dollari ricevuti da donatori privati che rappresentano il gotha del sistema economico di Wall Street: dall’immancabile George Soros (capofila dei finanziatori anche di questa campagna elettorale della Clinton per la quale ha donato nel 2015, 8 milioni di dollari) a capi di Hedge Fund e manager di primissimo livello.
Miliardi di dollari che sono confluiti nella loro Fondazione privata e nel Democratic Leadership Council il braccio riformatore del partito Democratico americano e presieduto per anni proprio da Bill Clinton.

Certo, ad appoggiare i Clinton ci sono un po’ tutti, per esempio la grande industria del sogno hollywoodiano (tra i loro principali finanziatori Steven Spielberg e Haim Saban), ma sono le banche ed il mondo finanziario a farla da leoni: si stima che dalla sua discesa in campo per queste presidenziali, Hillary abbia ricevuto dal mondo bancario finanziamenti per oltre 6 milioni di dollari, oltre ai circa 3 milioni incassati per i suoi discorsi.

E IN CAMBIO COSA?
Ovviamente questa mole di soldi è tutta legale ma non è difficile immaginare che non venga data a fondo perduto.
Nel suo primo mandato Bill Clinton, nominò il presidente di Goldman Sachs, Robert Rubin, suo Segretario al Tesoro; e fu lui l’artefice dell’abrogazione della Glass Steagall (la legge del 1933 che distingueva l’attività bancaria tradizionale dall’attività d’investimento) consentendo l’espandersi della speculazione finanziaria; e fu sempre Clinton a firmare il Commodity Futures Modernization Act che liberalizzò l’uso dei derivati.
E sotto il suo mandato fu elaborata la cosiddetta “Dottrina Holder” (dal nome del suo vice-Procuratore Generale) secondo cui nei processi contro comportamenti fraudolenti delle banche, bisogna prendere in cosiderazione le eventuali ricadute di una condanna sull’economia; un modo per dire che “la legge è uguale per tutti” ma per i banchieri un po’ meno, principio applicato poi nel cosiddetto “Too Big To Fail”, da Bush e da Obama per gli scandali finanziari che hanno costellato i loro mandati.

CONCLUSIONI (AMARE)
L’immagine di una candidata alla Presidenza degli Stati Uniti che guadagna milioni di dollari dai suoi legami con Wall Street e con il sistema finanziario americano rende l’idea di chi muove le fila della democrazia americana;

Più evidentemente, la sinistra americana ha lo stesso orizzonte di valori di quella italiana: il cuore certo a sinistra dalla parte degli ultimi, ma il potafoglio rigorosamente a destra, dalla parte dei pochi.

Tratto da il blog "l'anarca" di Giampaolo Rossi

Ciabattino

461 post
i partiti contaminano ogni cosa 29.5.2016 - 13:09 - #915

Nei giorni della lunga agonia di Marco Pannella mi è tornato in mente il pamphlet di Simone Weil, Manifesto per la soppressione dei partiti politici, ripubblicato in Italia nel 2012 non a caso in forma semiclandestina dall’editore Castelvecchi. In questo libro si possono leggere affermazioni come queste: “l’idea di partito non rientrava nella concezione politica francese del 1789, se non come quella di un male da evitare”, “quando in un Paese esistono i partiti, ne risulta prima o poi uno stato delle cose tale che diventa impossibile intervenire efficacemente negli affari pubblici senza entrare a far parte di un partito e stare al gioco”, “lo spirito di partito è arrivato a contaminare ogni cosa”, “la soppressione dei partiti costituirebbe un bene quasi allo stato puro”. La Weil riteneva che il solo e il vero fine di un partito è l’autopotenziamento proprio e dei suoi adepti. Nella prefazione del libro della Weil André Breton riferisce come Albert Camus (riferendosi ovviamente alla democrazia francese del dopoguerra) “vedesse nella non-appartenenza a un qualunque genere di partito la prima garanzia che dovrebbe essere fornita da tutti coloro che, attraverso un largo e appassionato scambio di idee e punti di vista, ritengono sia ancora possibile aspettarsi un rimedio al male odierno”.
La battaglia contro la partitocrazia ha avuto in Italia anche altri protagonisti come il giurista Giuseppe Maranini e addirittura, nel 1960 l’allora Presidente del Senato Cesare Merzagora che in un durissimo discorso in Parlamento tuonò contro la crescente invadenza dei partiti in ogni settore della vita pubblica e anche privata, ma solo Marco Pannella, a mio modo di vedere, è stato l’interprete, sia pur a modo suo, del pensiero radicale di Simon Weil. Cercò di affermare le idee superando i partiti (e infatti fu sempre ostile alla trasformazione dei Radicali in partito e quando il movimento da lui fondato raggiunse il consenso record dell’8 per cento sembrò dolersene più che gioirne) ma servendosi di essi di volta in volta, con molta disinvoltura perché le idee e non i partiti avessero il sopravvento.
La Weil, Albert Camus, André Breton possono essere ascritti all’area di pensiero della sinistra radicale, ma la questione dei partiti come elemento degenerativo della democrazia e anzi come la sua stessa negazione (in sintesi: i partiti non sono l’essenza della democrazia ma la sua fine) fu affrontata, in modo ben più sistematico, già ai primi del Novecento dalla cosiddetta scuola elitista italiana, vale a dire Vilfredo Pareto, Roberto Michels, Gaetano Mosca, ritenuta di destra. Scrive Mosca ne La classe politica: “Cento che agiscano sempre di concerto e di intesa gli uni con gli altri trionferanno sempre su mille presi uno a uno che non avranno alcun accordo fra loro”. Il voto del cittadino singolo, libero, non intruppato in gruppi, si diversifica e si disperde, proprio perché libero, laddove gli apparati dei partiti, facendo blocco, o addirittura il loro leader, sono quelli che effettivamente decidono chi deve essere eletto. Il voto di opinione, cioè il voto veramente libero, non ha alcun peso rispetto al voto organizzato. Così l’uomo libero, che per convinzione o temperamento non vuole assoggettarsi a umilianti infeudamenti ai partiti, e che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia altrettanto ideale, ne diventa invece la vittima designata contradicendo i principi della Rivoluzione francese come ricordava Simon Weil nel suo pamphlet.
Ma non c’è stato niente da fare. Nel corso degli ultimi due secoli i partiti hanno preso il sopravvento e il pensiero liberale che voleva valorizzare capacità, meriti, potenzialità del singolo è stato tradito a favore delle lobbies di cui i partiti sono la principale incarnazione. Questo processo è avvenuto in tutte le democrazie occidentali ma è particolarmente evidente e scandaloso in Italia dove i partiti si sono impadroniti di tutte le Istituzioni (Presidenza della Repubblica, governo, parlamento, consiglieri regionali, provinciali, comunali, sindaci) delle aziende di Stato e del parastato finendo per lottizzare tutto, dai vigili urbani ai netturbini.
Poco importa che oggi il Pd sia magna pars di questa spartizione, la questione è di sistema. Prendiamo la Rai che è l’esempio più emblematico ma anche quello forse più comprensibile al lettore. La Rai è un ente pubblico che, in quanto tale, dovrebbe appartenere a tutti i cittadini. Invece non c’è direttore di rete, direttore di telegiornale, giornalista e nemmeno usciere che non sia al posto che occupa in virtù del legame con un partito (non è necessario avere una tessera, questo lo fanno solo gli sprovveduti, perché tutto avviene con accordi sottobanco). In Rai c’è una Commissione di Vigilanza che dovrebbe, appunto, vigilare sulla equa distribuzione delle libere opinioni. Ma da chi è composta la Commissione di Vigilanza? Da rappresentanti dei partiti. Cioè i controllati sono anche i controllori.
Ma Rai a parte tutto o quasi il settore dell’informazione, anche quella privata, vitale in una democrazia, vive sotto il tallone, a volte di ferro, a volte in modo più soft, dei partiti. Il grottesco e anche patetico caso della sostituzione alla direzione di Libero di Maurizio Belpietro con Vittorio Feltri è dovuto all’interesse dei proprietari, gli Angelucci, a legarsi a Denis Verdini a sua volta legato al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. La stessa sorda lotta per assicurarsi la proprietà del Corriere della Sera non è una lotta per impadronirsi di quote di mercato e trarne profitto, ma per compiacere i politici in questo momento dominanti.
In questa situazione torna l’eterna e cernysevskijana e leniniana domanda: che fare? Con il proprio voto ai partiti i cittadini non riusciranno mai a liberarsi della loro invadenza perché i partiti non rinunceranno mai a ridurre il loro potere, dato che, come dice ancora la Weil, il loro fine primo se non anche ultimo è quello di costantemente autopotenziarsi. Ci vorrebbe una rivolta sociale. Ma gli italiani sono troppo deboli, fiacchi o rassegnati per una soluzione del genere. E così continueremo in questa agonia in saecula saeculorum.

Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano, 22 maggio 2016

Ciabattino

461 post
I burocrati della cultura ufficiale 2.6.2016 - 9:17 - #916

Oneto: fa bene fumare la storia senza filtro

di GILBERTO ONETO – A fronte della stagnante melassa della vita politica italiana, si sta assistendo a uno straordinario momento di grande fervore culturale, che interessa soprattutto il mondo autonomista nelle sue variegate sfaccettature. Sorgono e si diffondono riviste, nascono nuove associazioni culturali libere, si consolidano e crescono quelle esistenti, si organizzano conferenze e presentazioni, vengono stampati libri, è insomma un vitale brulicare di piccole e piccolissime iniziative scoordinate e spontanee. È in particolare il mondo librario a vivere una stagione di grande favore.
Sono infatti moltissimi i libri che vengono pubblicati su argomenti che interessano più o meno direttamente le tematiche autonomistiche, in particolare quelle del revisionismo storico dei più consolidati catafalchi dell’italianità. A puro titolo esemplificativo, si possono qui citare tre dei moltissimi titoli che sono comparsi per opera di fonti fra di loro totalmente scollegate ma che rientrano in totale coerenza nel filone autonomista. Giorgio Fumagalli ha pubblicato Milano Celtica e i suoi cittadini. Albo dei distinti cittadini del primo millennio, nella storia della città (Casa Editrice Primordia, Milano). È una straordinaria raccolta di resoconti storici relativa a fatti e personaggi della vicenda del Milano celtico: vi compaiono gesta, avvenimenti, leggende, racconti, e soprattutto nomi di nostri antenati che sono stati dimenticati (o deformati) dalla storiografia ufficiale.
Fumagalli è un attento ricercatore e uno straordinario divulgatore che riesce, con intelligenza, a collegare dettagli e spezzoni di storia per ricavarne una narrazione affascinante e continua, che apre pagine di grande respiro sul nostro passato di comunità antica e negata.
Poi è uscito il lavoro di Roberto Gremmo: Montanari contro il tricolore. L’insorgenza valdostana del 1853 e l’opposizione popolare a Cavour (Storia Ribelle: Biella). Da anni il Gremmo, vecchio autonomista piemontese, prosegue nel suo infaticabile e insostituibile lavoro di ricerca soprattutto attraverso lo studio di fonti documentarie sconosciute
o relegate in disparte.
Sono ormai moltissimi i suoi libri dedicati ciascuno a una vicenda poco nota ma essenziale della storia risorgimentale e post-risorgimentale che smascherano le omissioni, le menzogne e le deformazioni capziose della storiografia “politicamente corretta”. Questo suo ultimo lavoro racconta della rivolta dimenticata dei valligiani valdostani contro le prepotenze fiscali del governo di Cavour, impegnato a spremere i sudditi per mantenere uno smisurato apparato militare e pagare le folli avventure belliche di un espansionismo gabbato per “liberatore”.
Importante è anche il racconto dei coinvolgimenti economici privati di Cavour nelle vicende che lo vedevano protagonista politico, primo vero caso di conflitto di interesse della nostra storia moderna, antesignano di una lunga serie di personaggi che hanno usato il potere a fini personali. Anche il patriottico tessitore aveva il vizietto di farsi gli affari suoi: nasceva veramente lì l’Italia di oggi.
E’ stato infine stampato il saggio di Eugenio Fracassetti: Risorgimento e Federalismo. Fenomenologia del risorgimento europeo (Editoria Universitaria, Venezia). Da tempo il veneto Fracassetti si dedica ad approfondire taluni aspetti della storia risorgimentale:
si ricordano due suoi documentatissimi studi sul federalismo ottocentesco e sulla morte sospetta di Cavour. Questo suo ultimo lavoro approfondisce le vere vicende politiche dell’italico Mito di fondazione rivelandone retroscena e – soprattutto – abbozzando una serie di interpretazioni che aiutano a comprendere meglio la vicenda e a smascherare le fole patriottiche. Pur non essendo questa una rubrica di recensioni, si è fatto rapido cenno a questi tre volumi (ma se ne potrebbero citare almeno altri sei o sette usciti nello stesso periodo) perché danno modo di fare una serie di considerazioni generali piuttosto interessanti e importanti sul rapporto fra cultura
e politica autonomista.
La prima riguarda l’estraneità dal milieu accademico di larga parte degli autori. Non è solo una caratteristica della pubblicistica autonomista o revisionista ma qui è particolarmente forte: il mondo accademico italiano non produce granché soprattutto se si rapportano i prodotti con l’enorme costo che pesa sulla comunità. Legioni di professori soprattutto universitari prendono stipendi che quasi sempre non sono giustificati da grande impegno e tirano a campare, proprio come tutti i loro colleghi degli altri uffici pubblici. Sono dei burocrati della cultura ufficiale, dei propagatori delle banalità di regime, sono i custodi della tranquilla ovvietà di un repertorio
edificante confezionato per tenere in piedi una bottega che si autoreferenzia.
La seconda considerazione coinvolge invece la contrastante grande vitalità del mondo culturale autonomista (anche di quello marginalizzato e guardato con sufficienza dagli accademici del nulla) e soprattutto della miriade di piccoli editori che, fra mille difficoltà, continuano un lavoro straordinario lontano dalle grandi distribuzioni, utilizzando mille piccoli canali alternativi, quasi come se si occupasse di stampa clandestina (in realtà lo è anche), di un samizdat rigoglioso che erode alle radici il cumulo di menzogne storiche
dell’italianità.
L’ultima considerazione riguarda invece l’estremo disinteresse che il mondo politico autonomista dedica alla cultura che pure ne costituisce le radici vitali. A fronte di un grande attivismo degli operatori culturali c’è l’imbarazzante disorientamento di chi, pur disponendo di strumenti di comunicazione e soprattutto di strutture di collegamento organizzativo, non riesce a coordinare e veicolare l’enorme massa di produzione culturale, così rinunciando di fatto allo straordinario apporto anche in termini di consenso che questa potrebbe dare. Gli avversari accusano il mondo autonomista di scarsa forza culturale e dicono una mezza verità: mentre chi fa cultura si da un gran da fare, chi dovrebbe trasformare la cultura in consenso politico spesso non capisce l’importanza del collegamento. Si crea così una discrasia che non fa del bene a nessuno: a fronte di una grande richiesta da parte della gente si danno informazione e cultura con il contagocce. A fronte della grande vitalità di un esercito di formiche operose che fanno cultura e producono opere straordinarie c’è il disorientante timore a utilizzarne l’enorme potenziale. Un filtro che fa comodo solo a chi comanda.
(da il settimanale “Il Federalismo”, direttore responsabile Stefania Piazzo)

Ciabattino

461 post
Che impiccioni questi Poteri Forti 11.6.2016 - 9:21 - #917

Così parlò Cesare Sacchetti il 5 aprile 2016:

A quanto pare il cerchio si chiude attorno a Renzi. L’idillio tra il premier e i poteri forti sembra giunto al termine, e ora gli stessi che deridevano l’attacco dei poteri forti contro il governo Berlusconi nel 2011, gridano al complotto dell’élite transnazionale contro il governo. Si evoca spesso l’intervento di questi poteri, ma non se ne ricordano altrettanto le origini. Tradizionalmente le sorti dello stivale in politica estera ed economica ruotano attorno all’asse trilaterale Washington-Londra-Berlino.
All’interno di questo asse ci sono i grandi gruppi industriali tedeschi, la finanza speculativa anglosassone e le corporation statunitensi. Ognuno di questi gruppi ha un peso specifico, e un ruolo determinante nell’influenzare i destini degli esecutivi nazionali. Chiunque si candidi a fare il premier viene sottoposto a un esame preventivo, che se superato, porterà all’esecuzione dell’agenda di questi poteri. Qualora si violino queste prescrizioni, si viene prontamente sostituiti, non prima però di essere stato oggetto di una feroce campagna stampa oppure di inchieste giudiziarie.
Renzi aveva accettato questa convenzione, aveva accettato cioè di sottoporsi alle indicazioni dell’élite transazionale fino a quando non ha iniziato a mostrare dei segnali di ribellione. Il suo compito era quello di accompagnare l’Italia sul patibolo dell’Europa, avvicinandola a un destino molto simile a quello della Grecia di Tsipras, umiliata e nelle mani della Germania che ora controlla gli asset strategici della penisola ellenica. Sorge una controindicazione in tutto questo: applicare questo tipo di politiche, non aumenta di certo i consensi presso l’opinione pubblica.
Persino i media, con il loro fiume di informazioni omologate e preconfezionate , non riescono a sorreggere il politico che si incarica di portare avanti l’eutanasia economica e culturale del proprio Paese. Se si fa come dice l’Europa e la Germania, si crolla nei sondaggi e addio ad un secondo mandato politico; se ci si ribella, si mette in moto la macchina della magistratura e dell’informazione, che prima o poi raggiunge sempre il suo obbiettivo. L’ambizione e la spregiudicatezza di Renzi non sono disposte a rinunciare a tanto, che ora è costretto a giocarsi fino in fondo la sua partita. Il caso del Ministro Guidi è solo l’ultimo esempio di come questa macchina si sia messa in moto, e abbia deciso di stritolare il governo.
Non rileva tanto la condotta certamente disdicevole della Guidi o i conflitti d’interessi del Ministro Boschi, ma il fatto che a nessun organo di stampa, prima, era passato per la mente di segnalare delle macroscopiche situazioni di incompatibilità istituzionale che questi membri del governo hanno con gli interessi pubblici. La famiglia del Ministro Boschi aveva già da tempo stretti legami con il mondo bancario e il Ministro Guidi, è membro della Commissione Trilaterale, un’organizzazione sovranazionale formata da esponenti governativi, rappresentanti del mondo finanziario e industriale che si propone nei suoi scopi quello di affermare, come ha ricordato il suo fondatore David Rockefeller , ‘la sovranità sovranazionale di un’élite intellettuale e di banchieri mondiali, sicuramente preferibile alle autodeterminazioni nazionali dei secoli scorsi’.
Non è forse questa circostanza altrettanto e forse ben più grave, dell’interessamento manifestato dal Ministro Guidi per l’azienda del suo compagno? La Trilaterale viola palesemente il dettato costituzionale ma nessun media ha mai pensato di mettere in discussione l’appartenenza della Guidi a questa organizzazione, fautrice di un governo di un’élite priva della sovranità popolare e che agisce per fini propri, spesso in aperto contrasto con i principi democratici. Solo ora si denunciano degli scandali visibili da tempo, e tutto questo non può non suscitare una riflessione sulla tempistica e sulle motivazioni di questa improvvisa attenzione. Solo l’ingenuità o la malafede possono far credere all’ ipotesi di un improvviso ravvedimento dei media.
Mentre Renzi cade in disgrazia, il M5S inizia a raccogliere le attenzioni di quei poteri un tempo amici del rottamatore. Luigi Di Maio, l’uomo che nel movimento grillino rivestirebbe le funzioni di premier, ha iniziato una serie di colloqui con gli ambasciatori dei 28 paesi UE. Oggetto dei colloqui sono state le posizioni del Movimento sull’Europa e sull’Unione Monetaria, molto critiche in passato e che ora sembrano decisamente più concilianti. Lo stesso Di Maio ha stupito i diplomatici europei, tanto da giudicare “troppo dure” le vecchie posizioni del Movimento sull’Europa, in quello che è sembrato un atto di contrizione in piena regola del politico napoletano. Un’attitudine che ha rassicurato le grandi cancellerie europee, che adesso sembrano aumentare la loro concessione di credito al Movimento, un tempo considerato impresentabile. Lo stesso esame al quale si era sottoposto Renzi prima del 2014, adesso viene affrontato e superato da Di Maio nel 2016. Se il governo Renzi soccomberà, il M5S è già pronto a raccoglierne il testimone.


Ciabattino

461 post
Il razzismo degli eurocrati 12.6.2016 - 9:41 - #918

I VERI RAZZISTI SONO LORO
Wolfgang Schäuble, il potente Ministro delle Finanze tedesco, ha dichiarato al giornale Zeit che se l’Europa chiude all’immigrazione, fallisce. L’isolamento, ha detto, “ci farebbe degenerare nella consanguineità”; gli immigrati islamici, per esempio in Germania, “sono un arricchimento alla nostra diversità” e un “potenziale innovativo” per la società tedesca.
Mai un esponente dell’eurocrazia si era espresso in termini “biologici” a favore del processo immigratorio, e raramente è emerso in maniera così chiara il razzismo anti-europeo che domina il pensiero dell’élite mondialista che governa il continente.
L’Europa e i popoli europei sono già di per sé un insieme di diversità: etniche ma anche culturali, linguistiche. Diversità che però hanno un comune denominatore dettato dalla memoria storica e da una stratificata identità che affonda nelle comuni radici cristiane, nel patrimonio dell’eredità greco-romana e nel percorso sofferto della modernità illuminista.
Al contrario, l’Islam, non è parte dell’Europa e quello che sta avvenendo è un esperimento di laboratorio sociale con cui si stanno soppiantando i popoli europei con masse di immigrati portatori d’identità altre e conflittuali rispetto a quelle ospitanti.
Le parole di Schäuble confermano quello che da tempo molti sospettano: l’esodo dei migranti in Europa non è un inciampo della storia, né una conseguenza di guerre o crisi internazionali (se non in minima parte e comunque per eventi che ha generato l’Occidente); lo dimostra anche il fatto che meno della metà di coloro che arrivano illegalmente in Europa, sono profughi.
L’immigrazione di massa è un piano prestabilito, voluto dall’élite mondiale con lo scopo di creare una sorta di Europa ibrida, priva di radici, d’identità, di storia, abitata da masse indifferenziate funzionali al progetto di dominio economico e finanziario.
MIGRAZIONE SOSTITUTIVA
Non serve scomodare le teorie complottiste su Kalergi, basta rifarsi ai documenti delle Nazioni Unite sulla “Migrazione Sostitutiva“ elaborati nel 2000, come strumento per compensare il calo demografico delle nazioni europee.
Ma il processo di disgregazione dell’identità europea, una volta avviato, è irreversibile. Lo spiegò chiaramente Ida Magli nel suo libro “Contro l’Europa”: “il calo demografico aumenta e non diminuisce col sopraggiungere di persone delle quali si percepisce il pericolo del futuro predominio (…) I figli servono a tramandare il nome, la lingua, la religione, l’identità dei genitori e quindi del gruppo”. Ma togliendo tutto questo dal fondamento dell’identità europea, la conclusione è inevitabile: “siamo senza futuro e quindi è inutile fare figli”.
UN CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ
Le parole razziste di Schäuble vanno di pari passo con le dichiarazioni di tanti esponenti dell’eurocrazia. Basti ricordare quelle di Laura Boldrini quando ha affermato: “i migranti sono l’avanguardia della globalizzazione; sono l’avanguardia di uno stile di vita che presto sarà il nostro stile di vita”. Queste parole non sono un’inconsistente teoria ma la cornice di preciso disegno pianificato.
La distruzione dell’identità dei popoli europei va considerata un crimine contro l’umanità. Questi signori, esecutori di una dittatura spietata che sta cancellando tutto ciò che noi siamo, andrebbero trascinati di fronte al tribunale della storia.

Fonte: L'anarca il blog di Giampaolo Rossi

Pescecontro_

328 post
Re: Il razzismo degli eurocrati 12.6.2016 - 18:39 - #919

Ciabattino ha scritto:
I VERI RAZZISTI SONO LORO
Wolfgang Schäuble, il potente Ministro delle Finanze tedesco, ha dichiarato al giornale Zeit che se l’Europa chiude all’immigrazione, fallisce. L’isolamento, ha detto, “ci farebbe degenerare nella consanguineità”; gli immigrati islamici, per esempio in Germania, “sono un arricchimento alla nostra diversità” e un “potenziale innovativo” per la società tedesca.
Mai un esponente dell’eurocrazia si era espresso in termini “biologici” a favore del processo immigratorio, e raramente è emerso in maniera così chiara il razzismo anti-europeo che domina il pensiero dell’élite mondialista che governa il continente.
L’Europa e i popoli europei sono già di per sé un insieme di diversità: etniche ma anche culturali, linguistiche. Diversità che però hanno un comune denominatore dettato dalla memoria storica e da una stratificata identità che affonda nelle comuni radici cristiane, nel patrimonio dell’eredità greco-romana e nel percorso sofferto della modernità illuminista.
Al contrario, l’Islam, non è parte dell’Europa e quello che sta avvenendo è un esperimento di laboratorio sociale con cui si stanno soppiantando i popoli europei con masse di immigrati portatori d’identità altre e conflittuali rispetto a quelle ospitanti.
Le parole di Schäuble confermano quello che da tempo molti sospettano: l’esodo dei migranti in Europa non è un inciampo della storia, né una conseguenza di guerre o crisi internazionali (se non in minima parte e comunque per eventi che ha generato l’Occidente); lo dimostra anche il fatto che meno della metà di coloro che arrivano illegalmente in Europa, sono profughi.
L’immigrazione di massa è un piano prestabilito, voluto dall’élite mondiale con lo scopo di creare una sorta di Europa ibrida, priva di radici, d’identità, di storia, abitata da masse indifferenziate funzionali al progetto di dominio economico e finanziario.
MIGRAZIONE SOSTITUTIVA
Non serve scomodare le teorie complottiste su Kalergi, basta rifarsi ai documenti delle Nazioni Unite sulla “Migrazione Sostitutiva“ elaborati nel 2000, come strumento per compensare il calo demografico delle nazioni europee.
Ma il processo di disgregazione dell’identità europea, una volta avviato, è irreversibile. Lo spiegò chiaramente Ida Magli nel suo libro “Contro l’Europa”: “il calo demografico aumenta e non diminuisce col sopraggiungere di persone delle quali si percepisce il pericolo del futuro predominio (…) I figli servono a tramandare il nome, la lingua, la religione, l’identità dei genitori e quindi del gruppo”. Ma togliendo tutto questo dal fondamento dell’identità europea, la conclusione è inevitabile: “siamo senza futuro e quindi è inutile fare figli”.
UN CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ
Le parole razziste di Schäuble vanno di pari passo con le dichiarazioni di tanti esponenti dell’eurocrazia. Basti ricordare quelle di Laura Boldrini quando ha affermato: “i migranti sono l’avanguardia della globalizzazione; sono l’avanguardia di uno stile di vita che presto sarà il nostro stile di vita”. Queste parole non sono un’inconsistente teoria ma la cornice di preciso disegno pianificato.
La distruzione dell’identità dei popoli europei va considerata un crimine contro l’umanità. Questi signori, esecutori di una dittatura spietata che sta cancellando tutto ciò che noi siamo, andrebbero trascinati di fronte al tribunale della storia.

Fonte: L'anarca il blog di Giampaolo Rossi


Articolo ricco di spunti interessanti!

Pescecontro_

328 post
Brexit o non Brexit? 23.6.2016 - 19:51 - #920

Appena è stata divulgata la notizia dell'omicidio della deputata labourista Jo Cox ho subito pensato che fosse una mossa degli europeisti per spingere il popolo britannico a votare per rimanere nell'unione europea... Per il resto non ho seguito molto la vicenda ne il referendum per cui la mia è solo una supposizione dettata dall'intuito...

Cmq ecco un articolo sul referendum in cui è riportata una frase che fa riflettere su quanto sopra:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/06/22/brexit-che-londra-lasci-lunione-o-meno-ora-si-rischia-leffetto-domino-il-primo-pilastro-dellue-discussione-sara-leuro/2841715/

La frase invece è questa:
"L’uccisione della deputata labourista Jo Cox potrebbe aver inferto il colpo fatale alla Brexit."

P.S.: una cosa ke mi sta molto sulle palle sono i commenti NON oggettivi dei telegiornalisti... Ho sentito solo parlare in termini quasi "catastrofici" del caso in cui il Regno Unito dovesse uscire dall'UE...



Torna al forum . . .

Pagina: 1 . . . 90 91 92 93 94 95
In programma 
Dicembre 2020
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31  
Galleria 
Ultimo post 
MLD presenta 
MondoLapDance - Tutti i diritti riservati - P.I. 00991140195